Il testo che segue è il risultato di un laboratorio collaborativo online, svolto sulla piattaforma miro, con la partecipazione di circa 60 partecipanti.


Siamo giovan* cittadin*

di una delle città più belle del mondo, con grandi risorse culturali e sociali, con un patrimonio artistico e culturale invidiato da molti.

Una città abitata da persone con un grande senso di appartenenza e una grande generosità, capaci di non arrendersi mai.

Una città aperta, con uno straordinario fermento culturale caratterizzata dalla presenza di una rete di attivismo solida con la consapevolezza della necessità di cambiamento a partire dai giovani e dalla folta rete di associazionismo.

Una città con una grande tradizione musicale e artistica, con 5 atenei e oltre 100 mila studenti.

Una città che ha vissuto una grande crescita del turismo e della sua immagine all’estero negli ultimi anni.

Ma viviamo anche in una città con troppe disuguaglianze sociali che limita il coinvolgimento dei giovani, isola troppo spesso gli anziani e non è ancora in grado di garantire una giusta dimora per tutti.

Una città, ancora attanagliata da criminalità e camorra e che rende ancora insicuri percorrere alcune sue strade, bistrattata dal comportamento dei pochi irrispettosi delle regole.  

Una città che investe ancora poco in istruzione e ricerca, in cui l’abbandono scolastico resta una ferita aperta e in cui investe ancora molto poco in innovazione e piccole e medie imprese.

Una città con ancora la pressione fiscale troppo alta e con tanto lavoro nero e sfruttato. In un cui mancano delle reali opportunità lavorative per i giovani.

Una città ancora strozzata dalla burocrazia, poco propensa allo sviluppo internazionale e che usa poco la creatività nel governo del territorio. 

 

Una città in cui gestione del verde, sanità, raccolta differenziata e pulizia delle strade sono ancora lontane dalla normalità alla stregua dei mezzi pubblici inefficienti.­

 

Una città il cui grande patrimonio è spesso abbandonato, isolato o sottratto alla fruizione dei più soprattutto nelle periferie. Una città ancora ricca di barriere architettoniche, economiche e sociali.

Vogliamo cambiare la nostra città, cambiare la mentalità e la cultura di chi ci vive, puntando sulla formazione, incrementando informazioni e servizi a partire dai trasporti pubblici disponibili tutta la notte, alla cura del verde.

Digitalizzare la pubblica amministrazione, costruire percorsi di educazione digitali per tutte le età, progettare infrastrutture ecosostenibili pubbliche e private.

Ma quello che bisogna davvero cambiare è il rapporto tra cittadini e amministrazione pubblica, costruendo dei percorsi di collaborazione e di dialogo.

           Siamo disposti a metterci in gioco, mettere a disposizione le nostre idee, le nostre competenze e il nostro tempo, vogliamo creare nuove attività, nuovi progetti inclusivi e nuove opportunità.

Siamo disposti a iniziare da zero e lavorare per un cambiamento radicale.

           Ma non vogliamo farlo da soli.

Vogliamo partire dall’ascolto attivo e dal coinvolgimento, fatto in maniera strutturata e diffusa sul territorio.

Vogliamo creare dei punti d’ascolto in ogni municipalità e riavvicinare le persone alla politica attraverso percorsi di formazione e ricerca.

Vogliamo sensibilizzare le persone all’impegno civico e al protagonismo costruendo attività culturali e artistiche lavorando per trasformare i sogni dei più giovani in opportunità di lavoro, a partire dai contesti più fragili.

Il nostro impegno non può esaurirsi sui temi che confinano nella nostra città, abbiamo davanti come generazione la più grande sfida che l’umanità ricordi.

Nei prossimi 10 anni dobbiamo invertire il trend dei sistemi di consumo e produzione o corriamo il rischio di compromettere definitivamente l’ecosistema in cui viviamo. 

Dobbiamo farlo garantendo un’istruzione di qualità diffusa per dare a tutti i mezzi per comprendere e ribellarsi a questo destino, per lottare contro il cambiamento climatico a partire dalla produzione di energia attraverso fonti sostenibili e accessibili.